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Come Togliere Cera Dalle Scarpe

Aggiornato il 1 Maggio 2026

Capita a tutti. Una candela posata sul tavolino, una cena tra amici, un gesto distratto e… gocce di cera scivolano dritte sulle scarpe preferite. Oppure, al contrario, strati di lucido a base di cera accumulati negli anni rendono la pelle opaca, appiccicosa e difficile da pulire. In entrambi i casi la domanda è la stessa: come togliere la cera dalle scarpe senza rovinarle? La buona notizia è che si può fare, e con ottimi risultati, se si procede con metodo e calma. Non serve un laboratorio da calzolaio, ma conoscenza dei materiali, un paio di accortezze e qualche strumento di casa usato nel modo giusto. In questa guida ti accompagno passo passo, con un approccio concreto, spiegando cosa funziona, cosa evitare e come riportare la scarpa a un aspetto curato. Ti capiterà di pensare “tutto qui?” perché alcuni passaggi sono davvero semplici; altri richiedono un filo di pazienza. Vediamo insieme come muoverci.

Indice

  • Capire con che tipo di cera hai a che fare
  • Valutazione iniziale e regole d’oro
  • Metodo a freddo: quando conviene e come usarlo
  • Calore controllato: ammorbidire e assorbire senza fare danni
  • Quando servono i solventi e come sceglierli
  • Pelle liscia: dalla rimozione alla finitura perfetta
  • Camoscio e nabuk: delicatezza, pazienza e re-impermeabilizzazione
  • Tessuti e sintetici: pulizia uniforme e asciugatura corretta
  • Cera di lucido vecchia e accumuli: come fare un “reset” controllato
  • Macchie di colore residuo e aloni: che fare quando la cera lascia traccia
  • Dettagli spesso trascurati: lacci, suole e cuciture
  • Errori comuni da evitare e piccole astuzie che aiutano
  • Asciugatura e ripristino finale
  • Prevenzione: come evitare il bis
  • Domande che ti potresti fare lungo la strada
  • Un ultimo consiglio, pratico e sereno

Capire con che tipo di cera hai a che fare

La parola cera suona uguale, ma non è sempre la stessa storia. Le più comuni sono due. Da un lato c’è la cera di candela, che quando cade si raffredda e indurisce rapidamente. In genere si stacca in scaglie e tende a depositarsi in superficie. Dall’altro lato c’è la cera contenuta nei lucidi per scarpe, che con il tempo può stratificarsi e legarsi alla finitura della pelle, diventando grassa e difficile da rimuovere. Esistono poi cere cosmetiche, come quelle depilatorie, più appiccicose e con resine che si aggrappano alle fibre. Capire la provenienza ti aiuta a scegliere l’approccio giusto: freddo per solidificare e staccare quando la cera è “pura” di candela, calore controllato per ammorbidirla e assorbirla quando è intrisa o colorata, solvente mirato per i residui ostinati o per sciogliere vecchi accumuli di lucido.

Un altro indizio importante riguarda il materiale della scarpa. Non è la stessa cosa lavorare su pelle liscia, camoscio o nabuk, tessuto o materiali sintetici. La pelle liscia tollera un po’ di calore e alcuni solventi delicati. Camoscio e nabuk invece si segnano facilmente e mal sopportano l’umidità e l’olio. Tessuti e sintetici hanno reazioni variabili: alcuni si puliscono benissimo, altri si macchiano in modo permanente se si esagera con temperatura o chimica. Nessun dramma: basta testare sempre in un angolo nascosto e procedere con attenzione.

Valutazione iniziale e regole d’oro

Prima di partire a testa bassa, fermati un attimo a osservare. Se la cera è fresca ma già opaca e dura, evita di schiacciarla o spalmarla: più la distribuisci, più penetra. Se invece è molto spessa, non cercare di grattarla con unghie o oggetti metallici: è il modo più rapido per incidere la pelle o strapparle il colore. C’è un’altra regola che vale sempre: lavora in zone ben illuminate e arieggiate, specialmente se pensi di usare solventi. Tieni a portata un panno in microfibra pulito, qualche foglio di carta assorbente bianca senza stampe, un asciugamano vecchio per proteggere il piano di lavoro, e, se possibile, un asciugacapelli con regolazione di temperatura o un ferro da stiro impostato molto basso. A volte aiutano anche un cubetto di ghiaccio in un sacchetto, una gomma per camoscio, un po’ di sapone di Marsiglia e dell’alcol isopropilico al 70–90%. Non servirà tutto, ma meglio essere pronti.

Infine, una piccola abitudine che risolve molti guai: prova prima la tecnica su un punto nascosto, ad esempio il lato interno del tallone o la linguetta sotto i lacci. Se vedi aloni, scolorimenti o finitura che si opacizza, sospendi e ricalibra. Meglio perdere due minuti di test che rovinare una scarpa.

Metodo a freddo: quando conviene e come usarlo

Il freddo funziona benissimo con la cera di candela caduta da poco e non ancora penetrata. Lo scopo è farla indurire completamente per poi frantumarla e rimuoverla in modo “meccanico”, senza strofinare né scioglierla. È un approccio gentile e spesso risolutivo, perfetto su pelle liscia e su tessuti compatti. Anche sui sintetici dà risultati rapidi. Sul camoscio va usato con cura per non spezzare il pelo.

In pratica, appoggia un cubetto di ghiaccio avvolto in un sacchetto o in un panno pulito direttamente sulla cera per un minuto circa. Non usare il ghiaccio nudo, perché l’acqua sciolta potrebbe spargersi e lasciare aloni, specie sul camoscio. Quando senti che la macchia è dura e friabile, lavora con la punta di una tessera di plastica flessibile, come una vecchia carta fedeltà, mantenendo un’inclinazione bassa, quasi parallela alla superficie. La chiave è sollevare la cera con movimenti delicati, scivolando sotto il bordo, piuttosto che cercare di raschiarla dall’alto. Se affiori piccoli frammenti, raccoglili con un pezzo di carta, senza schiacciarli. Può volerci qualche passata. Se restano aloni untuosi, significa che una frazione di cera è penetrata e servirà il calore o un solvente leggero.

Sul camoscio o sul nabuk, dopo il raffreddamento, tocca la zona con una spazzola per camoscio a setole morbide o con una gomma specifica, sempre in un’unica direzione, senza fretta. L’obiettivo è sollevare il pelo che la cera aveva schiacciato, portando via i microresidui. Se vedi che il pelo resta lucido, non insistere troppo. Farai un passaggio di finitura più avanti.

Calore controllato: ammorbidire e assorbire senza fare danni

Il calore è l’alleato migliore quando la cera è entrata nelle trame o quando vuoi sciogliere accumuli vecchi. La parola chiave, però, è “controllato”. Un getto bollente o un ferro troppo caldo possono rovinare per sempre una finitura o, peggio, deformare materiali sintetici. Agisci con temperature basse e sempre con un materiale assorbente tra la scarpa e la fonte di calore.

Il metodo più semplice usa l’asciugacapelli alla potenza minima o media, mantenuto a una distanza di circa venti centimetri. Dirigi l’aria sulla zona cerosa muovendoti in modo costante per non surriscaldare un punto solo. Appena la cera torna lucida, tampona subito con carta assorbente bianca, premendo e sollevando, senza strofinare. Pensa a un “tocca e via”, rapido e ripetuto. Se la carta si macchia, sta funzionando: la cera si trasferisce. Cambia spesso il foglio per non ridistribuirla sulla scarpa.

Per macchie ostinate su pelle liscia si può usare anche il ferro da stiro impostato al minimo, senza vapore. Interponi due fogli di carta assorbente o un panno di cotone sottile tra la suola superiore della scarpa e la piastra del ferro, poi appoggia per pochi secondi e solleva. Non trascinare il ferro, non fermarti troppo a lungo e controlla di continuo. L’effetto è identico: la cera ammorbidita migra nella carta. Nel dubbio, meglio più passaggi brevi che uno prolungato.

Sul camoscio evita il ferro e usa solo l’asciugacapelli, sempre a distanza, accompagnando il riscaldamento con una spazzolata leggera per far salire il pelo e liberarlo dalla cera. Se la zona tende a diventare lucida, fermati e lascia raffreddare. Col calore in eccesso il camoscio si “vetrifica” e recuperarlo diventa molto più complicato.

Quando servono i solventi e come sceglierli

Se a freddo e a caldo rimangono aloni o se devi rimuovere vecchi strati di lucido a base di cera, entra in gioco un solvente. Non serve qualcosa di aggressivo: spesso bastano alcol isopropilico diluito, una goccia di essenza di trementina pura o un detergente per pelle specifico. La regola d’oro è lavorare con poco prodotto, ben controllato, e tamponare anziché strofinare.

Sulla pelle liscia, l’alcol isopropilico al 70–90% funziona come sgrassante leggero. Imbevi appena un angolo di panno in microfibra, strizza e tampona la zona, poi asciuga con un’altra parte asciutta del panno. Meglio procedere per cerchi concentrici, dal bordo verso il centro della macchia, per evitare aloni. Se la cera viene da vecchio lucido, una passata con trementina può fare miracoli, ma usala con parsimonia perché può sciogliere anche coloranti superficiali. In quel caso lavora per pochi secondi e poi neutralizza con un panno appena inumidito d’acqua o con un detergente neutro per pelle. Se noti perdita di colore, sospendi e passa direttamente al condizionamento con crema.

Sul camoscio e sul nabuk evita alcol e trementina. Se hai bisogno di un aiuto extra dopo il calore, scegli un pulitore per camoscio a base acquosa, applicato con una spugnetta appena umida, e lavora la zona in modo uniforme, non solo sulla macchia, per non creare cerchi. A volte una spruzzata leggera di aceto bianco molto diluito (una parte di aceto e quattro di acqua) può sgrassare residui di cera senza danneggiare il pelo, ma fai sempre un test e asciuga rapidamente con carta. Una volta pulito, lascia asciugare all’aria e poi spazzola per rialzare la fibra.

Su tessuti e materiali sintetici l’alcol isopropilico è di solito ben tollerato, ma anche qui conviene diluirlo su un panno e non versarlo direttamente. Il vantaggio dei tessuti è che, se la fodera interna è rimovibile o se la scarpa è sportiva, a volte si può trattare la tomaia con un sapone delicato e acqua tiepida dopo aver tolto il grosso della cera. Lavorando in modo uniforme e tamponando con asciugamani puliti, il rischio di aloni scende molto.

Pelle liscia: dalla rimozione alla finitura perfetta

La pelle liscia è la più grata da trattare perché perdona qualche piccolo errore e, a fine lavoro, torna a splendere con poco. Dopo aver eliminato la cera con freddo o calore e aver rimosso eventuali residui con un solvente lieve, dedica qualche minuto alla rifinitura. Per prima cosa elimina ogni traccia di chimico con un panno leggermente inumidito e poi asciuga. Lascia riposare dieci minuti, in modo che i pori si assestino. A questo punto entra in gioco un balsamo o una crema nutriente per pelle, preferibilmente incolore se temi di alterare la tinta. Applica una noce piccola con movimenti circolari, insistendo solo dove la pelle sembra più secca. La crema ripristina gli oli che il solvente può avere sottratto e, allo stesso tempo, uniforma la finitura. Dopo qualche minuto lucida con un panno morbido asciutto. Se la cera che hai rimosso ha portato via un filo di colore, una crema leggermente pigmentata nel tono giusto fa miracoli. Non cedere alla tentazione di abbondare: meglio due passate sottili a distanza di mezz’ora che uno strato spesso che resta appiccicoso.

Un piccolo trucco da calzolaio casalingo vale oro: se la pelle resta con un’ombra di alone grigio, prova a scaldare molto leggermente la superficie con l’asciugacapelli e a lucidare subito con il panno. Il calore aiuta la crema a penetrare e a legarsi, rendendo la patina più uniforme. Non è magia, è fisica semplice.

Camoscio e nabuk: delicatezza, pazienza e re-impermeabilizzazione

Il camoscio racconta ogni segno. È il suo fascino, ma anche la sua sfida. Dopo aver tolto la cera con freddo e calore leggero, concentrati sul ripristino del pelo. Lascia asciugare all’aria se hai usato umidità o pulitori acquosi. Poi spazzola con movimenti lunghi e coerenti, prima in un verso e poi nel verso opposto, fino a quando la superficie torna uniforme al tatto e alla vista. Se rimane una macchiolina più scura, ferma la mano: potrebbe essere cera residua che necessita di un secondo ciclo lieve di calore e tamponamento.

Quando sei soddisfatto, proteggi. Uno spray impermeabilizzante specifico per camoscio e nabuk crea una barriera invisibile che, la prossima volta, terrà la cera più in superficie. Spruzza da una distanza regolare, con movimento continuo, fino a dare una copertura leggera e uniforme. Lascia asciugare e, se vuoi, dai un’ultima spazzolata per ravvivare la grana. Alcuni evitano gli spray per timore di scurire la pelle. In realtà, se scegli un prodotto di qualità e testato prima, l’effetto è minimo e i benefici, in termini di protezione, notevoli.

Tessuti e sintetici: pulizia uniforme e asciugatura corretta

Le tomaie in tela, mesh o materiali tecnici hanno un pregio: assorbono poco la cera di candela, che tende a rimanere a cavallo delle fibre. Il difetto è che, se usi troppo calore, puoi deformare o lucidare il materiale. Dopo il freddo e il calore con asciugacapelli a distanza, spesso rimane un alone oleoso. Un sapone delicato, come il Marsiglia liquido diluito in acqua tiepida, risolve. Prepara una soluzione leggera, inumidisci appena una spugna, strizza bene e passa la superficie con movimenti ampi, non concentrati solo sulla macchia. Poi tampona con un asciugamano pulito, ripeti una volta e lascia asciugare lontano da fonti dirette di calore. Se la scarpa ha inserti in pelle accanto al tessuto, presta attenzione a non bagnarli troppo. Gli elementi sintetici lisci, come certe finiture lucide, gradiscono un tocco di alcol isopropilico tamponato e poi un risciacquo con panno umido. Anche qui, poca quantità e mano leggera fanno la differenza.

Cera di lucido vecchia e accumuli: come fare un “reset” controllato

A volte il problema non è una goccia di candela, ma anni di lucidature veloci con prodotti a base di cera che hanno creato croste e righe. La pelle appare spenta, a chiazze, e si macchia al minimo tocco. In questi casi il percorso migliore è una pulizia profonda, simile a un reset. Comincia rimuovendo la polvere con un panno asciutto. Poi passa a un detergente specifico per pelle, chiamato spesso “cleaner” o “saddle soap” moderno, applicato in piccola quantità su un panno umido. Lavora per sezioni, con movimenti circolari delicati, lasciando che il detergente ammorbidisca gli strati vecchi. Asporta la schiuma con un panno pulito leggermente inumidito. Se l’accumulo è molto resistente, una goccia di trementina sul panno può accelerare il processo, ma richiede ancora più prudenza e test preliminare. Ripeti finché la superficie non appare pulita e uniforme. Il passaggio cruciale arriva ora: nutrire. Una crema o un balsamo ricco riportano elasticità e profondità di colore. Se ti piace la lucidatura a specchio, potrai ricominciare da base pulita e, la prossima volta, usare meno prodotto e lucidare meglio, così eviterai nuovi accumuli.

Macchie di colore residuo e aloni: che fare quando la cera lascia traccia

Non sempre la cera è trasparente. Alcune candele sono colorate e i loro pigmenti possono tingere la pelle. Lo stesso succede con certi lucidi molto scuri applicati male. Se dopo la rimozione resta un alone colorato, non insistere con lo sfregamento: rischi di diffonderlo. Su pelle liscia, un passaggio combinato di alcol isopropilico e poi di crema pigmentata della tonalità giusta risolve quasi sempre. L’alcol mobilita il colore indesiderato, la crema lo copre e, in parte, lo ingloba nella patina. Su camoscio, la strategia migliore è lavorare per uniformare l’area, non per “cancellarla”. Un pulitore specifico e una spazzolata decisa possono attenuare molto. Se la macchia persiste, un ravvivante per camoscio in spray, tono su tono, uniforma il tutto. Vale la pena anche ricordare che, a volte, un alone si riduce da solo dopo ventiquattr’ore, quando i solventi usati sono completamente evaporati e la fibra torna alla sua forma.

Dettagli spesso trascurati: lacci, suole e cuciture

Sembra banale, ma i lacci sono calamite per la cera. Se si sporcano, spesso conviene sfilarli e trattarli a parte. La cera di candela si stacca strofinando a freddo e poi con un risciacquo in acqua tiepida e sapone. Se sono impregnati di lucido, una breve immersione in acqua con un cucchiaino di sapone piatti, seguita da un risciacquo e da un’asciugatura all’aria, li rimette in riga. Le cuciture della tomaia invece possono trattenere cera nei solchi. Un bastoncino di cotone appena inumidito con alcol aiuta a pulire questi punti senza bagnare troppo la pelle circostante. Le suole in gomma o cuoio, se macchiate, si gestiscono come i materiali rispettivi: alcol per la gomma, attenzione massima per il cuoio, che si scurisce facilmente con liquidi e oli. Alla fine, un filo di crema specifica per il bordo del cuoio restituisce un aspetto ordinato.

Errori comuni da evitare e piccole astuzie che aiutano

C’è un errore che batte tutti: la fretta. La cera è paziente, tu devi esserlo di più. Scaldare troppo e troppo presto porta spesso a diffondere la macchia. L’istinto di grattare con l’unghia è un altro classico, ma lascia segni sulla pelle o strappa il pelo del camoscio. Anche usare molta acqua è un rischio, specie su pellami non finiti o su camoscio, perché crea aloni ad anello difficili da eliminare. Infine, diffida dei solventi “miracolosi” non specifici: l’acetone, per esempio, scioglie la cera ma anche i finissaggi e i collanti delle scarpe, con conseguenze irreversibili.

Tra le astuzie utili, ce n’è una che vale doppio. Se la macchia è piccola e recente, prima prova sempre il freddo: tre volte su quattro basta. Se non funziona, passa al calore con carta assorbente. Solo dopo considera il solvente. Un’altra dritta è proteggere il resto della scarpa mentre lavori sulla macchia, coprendolo con un panno pulito: eviti che la cera ammorbidita migri altrove. Infine, ricordati di cambiare spesso il lato del panno o il foglio di carta che usi per assorbire: quando è saturo, ridistribuisce, non pulisce.

Asciugatura e ripristino finale

Una volta pulita la scarpa, la tentazione di indossarla subito è forte. Resisti un attimo e lascia che i materiali tornino al loro equilibrio. Lasciale asciugare all’aria, lontano da caloriferi o sole diretto. Inserire della carta di giornale bianca o, meglio, carta velina o tende a dare forma e ad assorbire l’umidità residua dall’interno, senza trasferire inchiostri. Dopo un paio d’ore, controlla che la superficie sia asciutta al tatto. È il momento giusto per rifinire: crema e lucidatura per la pelle liscia, spazzolata e spray protettivo per camoscio e nabuk, lieve passata con panno umido per i sintetici, così da eliminare qualsiasi impronta.

Questo è anche il frangente ideale per un check globale. Se, nella lotta con la cera, hai notato graffietti o bordi sbeccati, dedica qualche minuto a sistemarli. Un po’ di crema colorata sulle punte, una passata di prodotto per bordi sul cuoio delle suole, un controllo ai tacchi. Non è perfezionismo: sono dettagli che prolungano la vita delle scarpe e ne mantengono l’aspetto curato.

Prevenzione: come evitare il bis

La prevenzione ha sempre un sapore un po’ zen, lo so, ma funziona. Se in casa usi spesso candele, abituati a posizionarle su piattini o candelabri con bordo e a tenerle lontane da ripiani alti da cui la cera può colare. Quando lucidi le scarpe, applica poco prodotto, lavora bene e rimuovi l’eccesso con una spazzolatura energica: così eviti strati che poi si attaccano allo sporco. Per il camoscio, uno spray protettivo periodico crea una barriera che rende qualsiasi macchia, compresa la cera, più facile da trattare. Se sai di frequentare ambienti a rischio, come cene all’aperto con candele ovunque o laboratori creativi con cere e resine, scegli per quella serata scarpe meno delicate o materiali più facili da pulire. Sembra una banalità, ma scegliere l’occasione giusta per ogni scarpa risparmia un mare di lavoro.

Domande che ti potresti fare lungo la strada

E se ho esagerato con il calore e ho lasciato una zona lucida sulla pelle? Niente panico. A volte basta un balsamo nutriente e una lucidatura vigorosa per ripristinare la finitura. Se la pelle sembra “vetrificata”, prova con un cleaner delicato per rimuovere lo strato alterato e poi riporta oli e crema. Sul camoscio lucidato dal calore, una spazzolata con una spazzola più rigida o una leggera passata con gomma specifica può riaprire il pelo.

E se il colore è sbiadito dopo il solvente? È capitato a tutti almeno una volta. La soluzione più elegante è una crema pigmentata per pelle, tono su tono. Stendila sottile, lascia assorbire, lucida e, se necessario, ripeti. Per camoscio, cerca uno spray ravvivante del colore giusto.

E con le scarpe da ginnastica in mesh? Vale la regola della delicatezza. Niente ferro. Solo freddo, poi aria tiepida a distanza e sapone delicato. Se la scarpa è molto impregnata di cera di candela, puoi smontare la soletta interna, trattare la tomaia e lasciare asciugare con carta dentro, cambiandola due o tre volte. Funziona quasi sempre.

Un ultimo consiglio, pratico e sereno

La cera spaventa perché sembra definitiva. In realtà è un materiale prevedibile: si indurisce col freddo, si ammorbidisce col calore, si scioglie con alcuni solventi. Una volta capito questo, il resto è attenzione e metodo. Non farti prendere dall’ansia, non strafare, non pensare che servano prodotti misteriosi. Con un panno, un phon, un cubetto di ghiaccio e un minimo di sensibilità, la maggior parte delle macchie sparisce senza lasciare tracce. E quando ci si imbatte in un caso davvero ostinato, ricordati che i professionisti esistono proprio per questo. Un calzolaio o un laboratorio di pulizia delle sneaker hanno strumenti e prodotti che a casa non si usano, e non è una sconfitta chiedere aiuto.

Chiudo con un piccolo aneddoto che mi ha insegnato molto. Una volta, durante una serata, un amico ha rovesciato una candela su un paio di derby in pelle color cognac nuove di zecca. Panico. Tutti a cercare salviettine e sgrassatori, io a dire “fermi, non toccate”. Cinque minuti con un cubetto di ghiaccio avvolto in un tovagliolo, una tessera di plastica per sollevare i pezzi più grossi, poi phon tiepido, carta assorbente e una nocciolina di crema. Il giorno dopo, nessuno avrebbe potuto dire cosa era successo. Non è bravura, è procedura. E ora è anche tua.

Con queste tecniche e un po’ di pratica, saprai come togliere la cera dalle scarpe in modo sicuro, rispettoso dei materiali e decisamente efficace. La prossima volta che una goccia di cera proverà a rovinarti la serata, saprai esattamente cosa fare. E, soprattutto, lo farai con calma.

Francesca Damiani

Federica Damiani è una casalinga appassionata di arredamento d'interni e bellezza. Con un occhio attento per i dettagli e una passione per tutto ciò che riguarda la casa, condivide consigli pratici per rendere la tua casa accogliente e bella. Quando non è impegnata a trasformare la sua casa in un'oasi di pace, le piace sperimentare nuovi prodotti di bellezza e condividere i risultati.

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